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Brexit, i cittadini UE dovranno iscriversi a uno speciale registro: le proposte ufficiali dell’Home Office

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Dopo le dichiarazioni della scorsa settimana, Theresa May ha presentato a Bruxelles, lunedì 26 giugno, un documento ufficiale di 15 pagine contenente la proposta formulata dal governo britannico per regolare lo status dei cittadini UE nel Regno Unito dopo Brexit.

La proposta elaborata dall’Home Office, il Ministero dell’Interno britannico, prevede che tutti i 3 milioni di cittadini UE che vivono in UK dovranno fare domanda per essere inclusi in uno speciale registro se vogliono restare nel Paese una volta che la Brexit sarà realtà effettiva.

Qualsiasi cittadino europeo che viva già nel Regno Unito o arrivi a Londra entro una data ancora da stabilire (si pensa marzo 2018) potrà fare domanda per i documenti relativi al “settled status” dei cittadini UE una volta raggiunti i cinque anni di residenza in UK.

La procedura per richiedere l’iscrizione nel registro dei cittadini UE “stabiliti” sarà più veloce rispetto all’attuale sistema per domandare la residenza permanente e sarà compilabile direttamente online. Non sarà neanche più richiesto di avere un’assicurazione medica onnicomprensiva o di mostrare le buste paga accumulate nei cinque anni. La procedura avrà anche un costo contenuto pari a 65 sterline.

I cittadini EU che avranno completato correttamente la domanda potranno essere iscritti in un database o registro apposito dell’Home Office. Non è ancora chiaro se il nuovo status di “stabilito” del cittadino UE sarà formalizzato con l’emissione di un documento simile a una carta d’identità o se esisterà solamente l’iscrizione al registro.

Ci sono però anche alcune noti dolenti. Innanzitutto, i cittadini europei (circa 150 mila) che hanno fatto domanda per la residenza permanente in base alle direttive europee nel periodo che va dal referendum del 23 giugno 2016 a oggi dovranno fare domanda nuovamente secondo le nuove regole per il settled status. Il tempo speso a compilare le 85 pagine dell’application saranno quindi carta straccia (che simpaticoni).

Tuttavia, l’aspetto più preoccupante riguarda i familiari dei cittadini europei. Secondo le regole sulla libertà di circolazione, i cittadini UE hanno il diritto di portare con loro in un altro Stato Membro i familiari (coniuge, partner di un’unione registrata, figli di età inferiore a 21 anni o a carico, ascendenti diretti a carico o del coniuge/partner) anche di nazionalità non-UE senza altre restrizioni. Le proposte elaborate dall’Home Office, invece, vorrebbero abolire questo diritto equiparando i cittadini UE ai cittadini britannici che richiedono al momento il ricongiungimento familiare nel Regno Unito: potranno quindi portare il loro coniuge a vivere in Gran Bretagna solo se possiedono un’entrata economica di 18600 sterline all’anno.

I cittadini europei con il settled status potrebbero perdere anche il diritto a votare nelle elezioni amministrative locali e la protezione della Corte Europea di Giustizia, che non avrà più giurisdizione sui diritti dei cittadini europei mentre si trovano nel Regno Unito. Al di là di queste perdite, però, i cittadini UE potranno vivere nel Regno Unito, accedere ai fondi pubblici, perseguire qualsiasi attività legale e fare domanda per la cittadinanza britannica.

Tra le garanzie previste per i cittadini europei ci sono i diritti pensionistici, incluso il diritto di cumulo dei periodi assicurativi maturati all’estero, e l’accesso ai sussidi pubblici. Ancora da discutere invece sono i diritti e le nuove regole relativi alla sanità, alle qualifiche professionali e ai lavoratori autonomi.

Inoltre, sarà previsto un “periodo di grazia” di due anni che scatterà dal giorno successivo alla Brexit (presumibilmente marzo 2019) per dare la possibilità a tutti i cittadini europei nel Regno Unito di fare domanda per il nuovo status. Chi non farà domanda entro il termine di questi ulteriori due anni (stiamo quindi parlando del 2021 circa) perderà il diritto automatico a rimanere nel Regno Unito.

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