Spoken word poetry ….cioè poesie in rima, al Ronnie Scott’s !

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Siete mai stati ad un Poetry slam o ad una kermesse di poeti?

A Roma c’è uno storico e seguitissimo Poetry slam il lunedì sera al Lettere Caffè, condotto dalla frizzante Claudia D’Angelo, attrice, poetessa e conduttrice, o meglio la “host” della serata.

Negli ultimi anni mi sono appassionata allo Spoken word poetry e ho cominciato a scrivere in rima anch’io: si tratta di un tipo di poesia pensata e scritta per essere raccontata “live” di fronte ad un audience e spesso è collegata alla tradizione dell’hip hop o in generale alla musica.

A Londra ogni seconda domenica del mese, organizzano il Jazz Verse Jubox al Ronnie Scott’s: uno show fatto da un featuring di quattro poeti di spoken word affermati e altri vari ospiti che possono partecipare sia con una propria poesia sia con un brano musicale: il Jazz Verse Jubox è condotto da Jumoke Fashola, conduttrice radiofonica di una trasmissione in BBC di poesia dalle 6 alle 9 del mattino: purtoppo non potrò MAI ascoltarla.

Il club è uno dei più belli e rinomati d’Europa: c’è un pubblico molto vario, di tutte le età e i colori, uniti dalla stessa passione per la musica e per la poesia. Jumoke è una donna di colore ma non di un solo colore, dai mille colori! Generalmente veste con una lunga tunica di velluto nera con l’interno di un colore sgargiante e intonato con l’altissimo turbante (altrettanto sgargiante) che contiene i suoi capelli e li proietta verso il cielo.

Ha un sorriso che conquista all’istante e gli occhi che ridono: in genere Jumoke rompe il ghiaccio cantando tre o quattro standard, ad accompagnare lei e il resto degli ospiti ci sono musicisti eccezionali, al contrabasso, batteria e pianoforte.

Stasera ci sono un paio di poetesse molto spiritose di cui non capisco una sola parola (ma sento ridere gli altri..), un intenso poeta mezzo greco e dai testi impegnati, un ragazzetto bianco come il latte e appena uscito dalla sua “teenage” che sta infuocando il palco: il primo pezzo è solo parlato e già da subito si capisce che non “recita” soltanto il suo pezzo, lo sta cantando. Ha il ritmo tra le parole e il modo di stare sul palco è da rapper navigato. Per il suo secondo pezzo chiede infatti l’intervento della band: ragazzi, il mix tra musicisti jazz e sonorità acustiche e il suo modo di spokeneggiare è incredibile, dope!

C’è una poetessa biondo platino che parla come se fosse la sua “vagina”- tutti ridono e io non capisco una parola (tra un accento strano e lo slang…) però è lo stesso molto fico!

Poi è la volta di uno spilungone nero con la maglietta africana, capelli e atteggiamento rasta (i.e. occhi socchiusi della serie “mi so appena sparato tre carciofi ..peace & love ..Marley.. free Mandela”) rivolto alla band, dice che possono far ciò che vogliono e naturalmente “everything will be alright..” e attacca a cantare… è parecchio stonatello ma non gliene frega nulla e dopo un po’, sinceramente, manco a me… !

Il messaggio è potente, non capisco nulla tra l’accento africano e lo slang ma dopo un po’ comincia a fare un rap/reggae e spacca davvero, coinvolge il pubblico in un botta e risposta senza parola e l’effetto è veramente powerful…wow!!

È il mio turno e anch’io faccio la mia porca figura: ho tradotto un mio spoken in inglese e spero che nonostante qualche errore, il messaggio arrivi lo stesso. Mi sparo un blues di Aretha Franklin che non fa mai male e mentre cerco di controllare il tremolio delle gambe, la sudorazione delle mani, il traballamento della tempia destra, anch’io lascio la mia scia in questa officina di parole, note, ricordi, storie.

Indirizzo: Ronnie Scott’s, 47 Frith Street

Zona: Soho

Fermata metro: Leicester

Costo: 8 sterline

Stile: Word spoken poetry & jazz

“Vietato” ai minori di 18 anni: così è scritto sul flyer ma secondo me dovrebbe essere “consigliato” ai minori di 18 anni (più educativo di una lezione di algebra)

Attenzione: potrebbe causare assuefazione e desiderio di scrivere poesie.

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