Al Parlamento l’ultima parola su Brexit: come andrà a finire? Il parere degli esperti

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Questa Brexit s’ha da fare? Rispondere a questa domanda da oggi è ancora più difficile: il governo britannico non può attivare l’art. 50 TUE per avviare il processo di uscita dall’Unione Europea senza l’approvazione del Parlamento britannico.

A stabilirlo è stata la High Court, l’Alta Corte britannica, che si è pronunciata su un ricorso presentato a ottobre da Gina Miller, un’imprenditrice di 51 anni, secondo cui la decisione del primo ministro Theresa May di invocare l’articolo 50 alla fine di marzo 2017 senza richiedere l’approvazione del Parlamento sarebbe stata incostituzionale. L’Alta Corte ha accolto il ricorso, scatenando le ire del governo e riaprendo tutta la questione Brexit, o quantomeno delineando nuovi scenari all’orizzonte.

Per i giudici, infatti, il referendum dello scorso 23 giugno è stato solamente consultivo e quindi il risultato deve essere avallato anche dal voto del Parlamento.La Corte accetta le argomentazioni principali dei ricorrenti” e “non accoglie le argomentazioni avanzate dal governo, che ritiene questo voto inutile”, recita la sentenza resa nota oggi, 3 novembre.

Il governo, da parte sua, ha deciso di fare ricorso alla Corte Suprema poiché ritiene che il Parlamento, avendo emanato e approvato l’atto per indire il referendum sulla Brexit, ha di fatto delegato al popolo il potere di decidere sull’uscita o meno del Regno Unito e quindi un secondo voto sarebbe inutile.

Questa decisione presa dall’Alta Corte ha un’importanza fondamentale per le sorti del Regno Unito. Cosa accadrà adesso? Certezze non abbiamo, ma gli scenari che si aprono non sono così favorevoli al governo.

In linea generale, possiamo dire che il termine fissato dalla May per marzo 2017 potrebbe facilmente essere ritardato dal Parlamento. Gli MPs sono infatti in gran parte favorevoli al Remain, quindi potrebbero insistere affinché il governo attivi l’articolo 50 solo quando il Parlamento sarà pronto, ossia quando sarà d’accordo sul testo da concordare con l’Unione Europea per stabilire le condizioni d’uscita.

In sintesi, è molto improbabile che il Parlamento avversi la volontà popolare, visto l’importanza che è stata data al referendum, ma sicuramente potrà fare pressione sul governo affinché non adotti una strategia di “hard Brexit”, cioè di rottura totale con il libero mercato e l’UE.

“Il campo del remain ha ancora la maggioranza nella House of Commons, se si unisce il Partito Laburista, SNP e i Liberal Democrats e i circa 185 deputati Tory a favore di questo fronte. Se tutti votassero uniti come hanno fatto il 23 giugno, la loro decisione potrebbe bloccare la Brexit”, scrive Jonathan Freedland, giornalista del The Guardian.

“Tuttavia, non lo faranno. Troppi vedrebbero questo voto come un’offesa costituzionale al verdetto popolare espresso nel referendum. Altri hanno più praticamente paura di contraddire le volontà del loro elettorato locale, perdendo così la loro poltrona.”

“Questa paura, però, può sorgere solo nel caso in cui Theresa May presenti alla Camera una mozione di un rigo che chieda solo di attivare l’articolo 50. Nel caso invece in cui May proponga una legislazione dettagliata, le cose potrebbero cambiare: i parlamentari potrebbe dire che mentre il popolo ha votato per uscire, non ha votato per quel tipo di uscita”. Si darebbe quindi la possibilità al Parlamento di rimandare l’attivazione delle procedure di uscita del Regno Unito e di adottare una Brexit più soft.

Anche Dreda Say Mitchell, a favore del Leave, ha scritto sulle pagine del The Guardian che il Parlamento potrebbe cambiare le sorti del Regno Unito, ma così facendo “la fiducia del popolo nei confronti delle istituzioni si ridurrà ulteriormente”.

Secondo il leader dei Liberal Democtats, Tim Farron, “è fondamentale che il parlamento adesso lavori in maniera produttiva e sinergetica per ottenere il migliore accordo possibile da portare all’Europa. Dato il termine di due anni entro cui completare le trattative con l’UE una volta attivato l’art. 50, è importante che il governo chiarisca i contenuti delle negoziazioni al parlamento, prima di votare sulla questione”.

“I cittadini britannici hanno votato per una partenza ma non per una destinazione, quindi quello che conta è permettere loro di votare nuovamente quando sarà raggiunto l’accordo finale, dando a loro la possibilità di dire no se ritengono irresponsabile una hard Brexit che mette a repentaglio la nostra economia e il mercato del lavoro”.

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