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Brexit: il decreto Crescita prevede nuovi incentivi per far tornare gli italiani in patria

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EU Network

Con le condizioni della Brexit ancora del tutto avvolte dal mistero e dall’incertezza– a patto che avvenga davvero, visti i continui rivolgimenti di fronte – i tanti italiani che vivono in Gran Bretagna e che non hanno ancora richiesto la cittadinanza sono quantomeno impensieriti quanto pensano al proprio futuro.

Le rassicurazioni del governo sono state copiose e molto circoscritte, ma è difficile sentirsi rassicurati nel momento in cui la classe politica sembra non voler trovare un accordo quasi per capriccio.

Ecco perché molte persone stanno vagliando il ritorno in patria come possibile opzione di scorta, nel caso in cui la situazione diventi sfavorevole. È proprio per loro che sono state apposite misure nel cosiddetto decreto Crescita, un decreto legge che introduce provvedimenti stringenti al fine di garantire la crescita economica in Italia.

Il governo italiano, non solo quello attuale ma anche i precedenti, sta da tempo cercando di fermare la fuga di cervelli che ha coinvolto il nostro Paese: in 10 anni sono stati 2 milioni gli italiani che hanno fatto le valigie, e la misura più efficace per farli tornare a casa è proprio quella degli incentivi.

Il Governo Conte ha deciso di alimentare il cosiddetto controesodo (non a caso nome di una prima legge varata nel 2010) a partire dal 2020. In primis estendendo le misure anche a tutti coloro che non si sono mai iscritti all’AIRE per i motivi più disparati (tantissimi non vogliono perdere il medico di base in Italia, per esempio): basterà infatti dimostrare la propria residenza con documentazione fiscale.

Secondariamente, le nuove misure riguarderanno due periodi di imposta precedenti al rientro per tutti gli espatriati che si impegneranno a restare in Italia per almeno due anni. Il terzo aggiornamento riguarda le condizioni della laurea, non più richiesta, così come la dimostrazione di una posizione manageriale o dirigenziale.

Ma per l’appunto, quali saranno i vantaggi promessi dal Governo Conte, “salvo intese” (ovvero modifiche dell’ultimo momento a opera dei membri del governo gialloverde)? Il regime di defiscalizzazione del reddito imponibile tornerà al 70%, un deciso risparmio rispetto al 50% di cui godono i figlioli prodighi attuali.

E l’incentivazione non si ferma qui, volendo contribuire alla risoluzione della cosiddetta questione del Mezzogiorno: si passerà al 90% se si sceglierà di trasferirsi in una regione tra Abruzzo, Campania, Puglia, Molise, Basilicata, Calabria, Sardegna o Sicilia.

Molto invitante anche la durata degli incentivi, qualora si “dimostri” attaccamento al territorio: nel caso in cui si abbia un figlio gli attuali 5 anni raddoppieranno a 10, così come accadrà se si acquista un immobile a scopo di residenza (in questo caso però il regime fiscale imponibile tornerà al 50%).

Discorso a parte anche per la vera e propria fuga di cervelli, ovvero ricercatori e docenti e non solo semplici lavoratori. In questo caso specifico la bozza del decreto Crescita prevede che il regime agevolato passi a 7 anni se si ha un figlio minorenne a carico, a 10 anni con due figli minorenni e a 12 con 3.

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