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Ritrovata a Londra la lettera “eretica” originale di Galileo Galilei

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È stata ritrovata a Londra la lettera originale che costò a Galileo Galilei un’accusa di eresia da parte del Tribunale dell’Inquisizione e a scoprirla è stato proprio un ricercatore italiano. Si è pensato per secoli che la missiva in cui il fisico e astronomo pisano elaborava le sue tesi eliocentriche fosse andata perduta, mentre questa si trovava comodamente in una biblioteca di Londra. 

La lettera in cui Galileo Galilei cercava di dimostrare come fosse la Terra a girare intorno al Sole e non il contrario (come sostenuto dalla Chiesa dell’epoca) è in possesso della Royal Society da almeno 250 anni, ma è stato solo grazie a Salvatore Ricciardo, ricercatore dell’Università di Bergamo, che l’importante documento è stato ritrovato. Il giovane, insieme al suo supervisore Franco Giudice e allo storico Michele Camerota, ha confrontato la calligrafia della lettera con parole simili scritte da Galileo nello stesso periodo, dimostrando così la sua veridicità.

La prima domanda che viene da porsi è forse: “Com’è che questa lettera non è mai stata scoperta prima?” La verità è che non era mai stato chiarito il dubbio sulla sua esistenza o meno; questo ritrovamento, così, risolve finalmente uno dei grandi gialli della storia (altro che Jessica Fletcher…). Vediamo insieme la vicenda nel dettaglio.

Lettera di Galileo Galilei ritrovata a Londra: a chi era inviata e il “giallo” della sua esistenza

Come riporta Repubblica, la missiva, datata 1613, lunga sette pagine e firmata in calce G.G., era stata inviata a Benedetto Castelli – amico di Galilei e matematico dell’Università di Pisa – e conteneva non solo l’esposizione delle sue teorie, ma anche la tesi secondo cui la ricerca scientifica non potesse essere vincolata dalla dottrina teologica.

È facilmente intuibile come tali dichiarazioni potessero essere considerate “eretiche” all’epoca e, infatti, il testo finì nelle mani del frate domenicano Niccolò Lorini che lo inviò all’Inquisizione il 7 febbraio 1615. A questo punto, Galileo Galilei inviò un’altra lettera all’amico Piero Dini, nella quale sosteneva che la lettera precedente fosse stata alterata “dai suoi nemici”. Per dimostrare la sua verità, lo scienziato allegò anche il documento secondo lui originale, che conteneva un testo molto più edulcorato rispetto alla versione inviata a Castelli.

Sappiamo tutti che alla fine, nel 1633, Galileo fu costretto ad abiurare dopo essere stato processato e condannato per eresia, ma quello che gli storici non sapevano è se la prima versione della lettera inviata a Castelli esistesse davvero o se, come sosteneva Galilei, fosse stato incastrato.

A quanto pare, Galileo Galilei scrisse veramente la lettera contro la Chiesa. Si trattava di una risposta a Castelli, il quale lo aveva avvertito di quanto la sua posizione fosse a rischio visto che, a partire dalla Corte Medicea, si stavano insinuando dubbi sull’ortodossia delle idee di Galilei.

Fu solo due anni dopo, quando la lettera fu spedita all’Inquisizione, che Galileo modificò la lettera originale (che nel frattempo Castelli gli aveva rimandato) per poi spedirla a Dini cercando di calmare l’ira dell’Inquisizione. Il testo originale, ritrovato da Ricciardo, è infatti pieno di correzioni e modifiche, ma, sotto di esse, è possibile leggere proprio il testo inviato da Lorini al Tribunale dell’Inquisizione.

Una scoperta importante e interessantissima, frutto di una ricerca i cui risultati saranno pubblicati sulla rivista Notes and Records della Royal Society.

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