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Indipendenza Scozia: Nicola Sturgeon chiede un nuovo referendum dopo le elezioni

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Reazione a catena: solo in questo modo si può descrivere l’attuale situazione politica nel Regno Unito a seguito delle elezioni del 12 dicembre. La vittoria dei Conservatori di Boris Johnson ha infatti (quasi) definitivamente concluso il processo di Brexit, ma anche l’ottimo risultato dello Scottish National Party ha riportato in auge il desiderio di indipendenza della nazione britannica.

Il primo ministro Nicola Sturgeon è infatti seriamente intenzionata a riportare all’attenzione la possibilità di una nuova consultazione referendaria dopo aver conquistato 48 dei 59 seggi disponibili nel Paese. Una maggioranza schiacciante che con ogni probabilità condivide ancora il parere espresso nel 2016, quando due terzi degli scozzesi votarono a favore della permanenza nell’Unione Europea.

La ferrea volontà di tagliare i legami con Bruxelles, espressa dal partito di Johnson, sarebbe dunque in contrasto con la volontà popolare prevalente in Scozia. Per questo la premier ha chiesto che al Parlamento scozzese siano dati pieni poteri per indire un referendum non informale (come per esempio quello tenutosi a Barcellona per quanto concerne la Catalogna).

Indipendenza Scozia: il no di Boris Johnson

Sturgeon ha scritto a Boris Johnson una lunga lettera, affermando di ritenere il successo dell’SNP come “un mandato indiscutibile secondo i normali standard democratici” e quindi chiedendo di avere legittimamente i poteri di indire un nuovo referendum, possibilità sancita dalla sezione 30 dello Scotland Act del 1998, che definiva l’autonomia della nazione.

La leader dell’SNP ha infatti pubblicato un documento di 38 pagine nel quale si chiedono modifiche allo statuto, per fornire maggiori poteri al governo di Holyrood. Infatti la decisione ultima in materia di consultazioni referendarie al momento è di competenza di Londra, e Johnson ha già fatto sapere di non voler concedere alcunché a Edimburgo

Sturgeon vorrebbe che gli scozzesi possano esprimersi a riguardo entro il 2020, ma non si aspetta una risposta positiva da parte di Johnson. Nonostante ciò la politica ha dichiarato di voler continuare a proporre la questione e ha lanciato un monito al suo collega: Johnson non si illuda, la Scozia non è intenzionata a cedere il diritto di decidere in autonomia del proprio futuro, trattandosi di eventi che ne potrebbero modificare la posizione sullo scacchiere internazionale.

Non è infatti un caso che l’annuncio sia arrivato proprio nel giorno dell’insediamento del nuovo Parlamento, con tanto di discorso della Regina: un tentativo di spostare l’attenzione da Londra a Edimburgo, peraltro pienamente riuscito.

In tutto questo bisogna ricordare che le sorti di un eventuale referendum non sarebbero così ovvie: nonostante l’avversione alla Brexit, infatti, gli ultimi sondaggi sulla questione mostravano percentuali prossime al 48% per quanto riguarda il sì all’indipendenza.

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