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Brexit, è arrivata l’ora di regolarizzare la vostra presenza in UK: ecco come farlo

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EU Network

Oltre 3 milioni di europei vivono e lavorano in UK. E alla luce dell’imminente accordo sulla Brexit, e all’uscita formale del Regno Unito dall’Unione Europea, è tempo di regolarizzare la propria presenza nel paese.

Ci sono voluti oltre 18 mesi di negoziati al vetriolo, con colpi di scena, defezioni politiche e molti malumori, ma alla fine Theresa May ce l’ha fatta a trovare un accordo con l’Unione che si appresta ad abbandonare. Ora però viene il bello: dovrà incassare l’approvazione del Parlamento inglese, e la cosa è tutt’altro che scontata; diversi parlamentari -sia tra i leave che tra i remain– hanno già espresso dure critiche.

Risultato: navighiamo a vista in una fase delicatissima che potrebbe andare in porto, così come infrangersi contro lo scoglio del no-deal, lo scenario più temuto di tutti. E questo sempre che non si vada di nuovo a elezioni generali, o non si finisca -ipotesi ritenuta inverosimile dagli osservatori- col ripetere il referendum.

A prescindere dall’esito della discussione parlamentare, in ogni caso, le parole della May sono piombate come macigni sulle vite dei tanti expat che vivono a Londra e nel resto del paese. Nella sua recente Lettera alla Nazione, ha dichiarato infatti:

Ci riprenderemo il controllo dei nostri confini, mettendo fine alla libera circolazione della gente una volta per tutte. Invece di un sistema d’immigrazione basato sulla provenienza delle persone, ne costruiremo uno basato sulle capacità e il talento che ha da offrire.

“Ci riprenderemo il controllo della nostra moneta, ponendo fine agli enormi esborsi annuali in favore della UE. Piuttosto, saremo in grado di spendere i soldi dei cittadini inglesi per le nostre priorità, come i 349 milioni di Sterline a settimana che investiamo nel nostro piano a lungo termine per il Servizio Sanitario Nazionale. E ci riprenderemo il controllo anche delle nostre leggi, mettendo fine alla giurisdizione della Corte Europa di Giustizia in UK.”

E così, sembra di capire, anche i cittadini europei dovranno sottostare ai rigidi meccanismi che oggi già si applicano a quelli extra-europei per lavorare in UK: chi entra dal 2020, in altre parole, dovrà essere laureato, e dovrà cercarsi uno sponsor con relativo contratto di lavoro, che abbia pagato le tasse aggiuntive per la sua assunzione. Un iter farraginoso che, a dire della Premier, non verrà richiesto a chi è già nel paese.

Ma una cosa occorre sottolinearla: anche chi è già residente non potrà esimersi dall’avanzare domanda di settled status o pre-settled status entro il 30 giugno 2021, a partire dal 30 marzo 2019, giorno di uscita formale dalla UE e di inizio delle procedure burocratiche. Altrimenti, commetterete un reato penale. Da quel giorno, in altre parole, restare in UK diventa un privilegio concesso, non più un diritto.

Per maggiori informazioni, vi rimandiamo al sito ufficiale del governo in cui viene spiegato tutto.

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