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Brexit: un errore costringe anziani italiani a provare di aver vissuto in UK

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EU Network
AEMORGAN

Quello di un mancato funzionamento del sistema informatico creato per accogliere le richieste di Settled Status era un timore che aveva iniziato a serpeggiare fra tutti coloro che vivono nel Regno Unito, ma che non hanno passaporto britannico. Ebbene, è arrivata la conferma di un paio di casi di questo tipo, ai danni di due nostri connazionali molto anziani.

Il primo caso è quello di Antonio Finelli, di 95 anni, il quale ha vissuto in UK per ben 68 anni. L’Home Office gli ha infatti chiesto delle prove documentali della sua residenza nel Paese, al fine di garantirgli la permanenza dopo l’entrata in vigore della Brexit. Tutto ciò tenendo conto del fatto che, a suo dire, l’uomo ha ricevuto la pensione negli ultimi 32 anni.

Finelli infatti è arrivato in Gran Bretagna nel 1952, grazie alla grande richiesta di lavoratori immigrati atti a garantire la ricostruzione del Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale. Dopo quasi 70 anni, è stato costretto a fornire 80 pagine di estratto conti bancari per corroborare il proprio diritto a rimanere in quella che ormai è la sua casa.

In seguito alla sua richiesta di adesione all’EU Settlement Scheme la app apposita dell’Home Office non è riuscita a trovare alcun documento relativo alla sua esistenza.

Grandissima la sorpresa dell’uomo, rimasto vedovo e senza figli, dovendo anche preoccuparsi dei nipoti, considerando anche come ai tempi gli venne consegnato il permesso di soggiorno che veniva fornito a tutti gli immigrati in Gran Bretagna tra il 1918 e il 1957.

Brexit: problemi per la richiesta del Settled Status

Il caso di Finelli è esemplare del grande stress e della potenziale ansia cui sono sottoposti tutti gli anziani e le persone più vulnerabili che hanno difficoltà nell’interfacciarsi all’apparato burocratico che si occupa del processo della Brexit.

Il caso di Finelli, però, è il secondo nell’arco di una settimana, in quanto un altro disguido, ancora più comico e tragico allo stesso tempo era accaduto a Giovanni Palmiero, di ben 101 anni. Peraltro coincidenza vuole che i due si fossero conosciuti in Italia da piccoli.

A Palmiero invece è stato richiesto di portare una dichiarazione dei genitori, in quanto il sistema lo considerava come un bambino di un anno, probabilmente a causa dell’età che prevede un numero superiore alle due cifre.

Settled Status: ampio il ventaglio di documenti da presentare

Gli specialisti comunque ritengono che il problema sia molto più grande e che possa riguardare decine di migliaia di pensionati se i documenti del Dipartimento per il lavoro e le pensioni non sono mai stati digitalizzati. Molti anziani, infatti, al momento di inviare la propria domanda non riescono a essere riconosciuti dal sistema, nonostante abbiano ricevuto le pensioni e siano arrivati nel Paese tra gli anni ’50 e ’60.

L’Home Office ha affermato che nella maggior parte dei casi il controllo automatico delle richieste funziona perfettamente, senza bisogno di documenti ulteriori rispetto a quelli già presenti nel sistema. Tuttavia, nel caso in cui siano necessari altri incartamenti, non c’è davvero da aver paura: è infatti considerato valido un ampio ventaglio di prove come ricette dei dottori, buste paga o lettere di associazioni benefiche.

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