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Brexit: i Paesi dell’UE concedono una proroga di due settimane per trovare il deal

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EU Network

Sempre più estenuante il processo che porterà alla Brexit. I 27 Paesi membri hanno infatti accolto la richiesta di una proroga portata a Bruxelles in punta di piedi da Theresa May. La trattativa è andata, infatti, a buon fine e nella serata del 21 marzo è stato raggiunto un accordo: il Regno Unito, e nella fattispecie il governo e il Parlamento, avranno a disposizione due settimane per venire a capo dell’approvazione di un deal di recesso dall’Europa.

Tuttavia le cronache parlano di una riunione tutt’altro che semplice, anche in base alla durata monstre (oltre 5 ore). Posizioni divergenti in merito al destino europeo dell’UK si sono scontrate, e addirittura la Polonia è arrivata a chiedere nove mesi di proroga senza condizioni, al fine di tutelare la numerosa comunità polacca che vive nel Regno Unito. Altri Paesi, invece ,sarebbero più preoccupati di tutelare l’immagine pubblica dal consesso europeo, evitando una stretta che porti a una hard Brexit.

La Gran Bretagna avrà dunque fino al 22 maggio come data ultima di uscita dall’Unione Europea, a patto che il Parlamento approvi il deal nei prossimi giorni (May aveva chiesto fino al 30 giugno). Una decisione presa anche per cancellare definitivamente l’opzione di una partecipazione di Londra alle elezioni europee del 23-26 maggio. Altrimenti l’UE ha offerto una finestra più corta, fino al 12 aprile: un lasso di tempo che permetterebbe, in caso di marcia indietro, di organizzare le suddette elezioni.

Theresa May ha commentato la notizia affermando che finalmente il Parlamento si troverà davanti a una scelta chiara e limpida, in attesa di predisporre la terza votazione. Secondo la premier, i parlamentari dovranno scegliere se appoggiare un deal, rispettando il referendum, e quindi lasciando l’Europa “in modo civile”, oppure se affrontare la prospettiva di portare dei candidati alle elezioni europee, a 3 anni dal voto popolare che ha avuto esito negativo.

La premier ha anche dismesso in modo alquanto secco l’ipotesi di una revoca dell’Articolo 50, come richiesto da una petizione online firmata da oltre 2 milioni di persone, sostenendo che farà di tutto pur di rispettare la volontà popolare espressa dall’ormai storica consultazione.

Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, da parte sua, ha affermato che fino al 12 aprile restano aperte tutte le ipotesi: si potrà arrivare a un accordo, a salutarsi senza accordi, è ancora possibile chiedere un’altra prorogo e persino la revoca dell’Articolo 50. Tuttavia, se non arriverà nessuna decisione entro quella data, l’opzione per un lungo rinvio si chiuderà automaticamente.

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