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Brexit: il rinvio al 31 gennaio è stato approvato dall’UE

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EU Network
AEMORGAN

Telenovela Brexit, puntata ennesima: com’era facilmente prevedibile il Consiglio europeo ha annunciato di aver accettato la richiesta di una nuova estensione. Anzi, il presidente Donald Tusk ha parlato di una vera e propria “flextension”, approvata dai 27 Paesi che fanno parte dell’Unione Europea, che avrà come termine ultimo il 31 gennaio 2020.

In attesa della ratifica ufficiale tramite procedura scritta, rimangono ancora da comprendere i termini dell’uscita dalla UE da parte della Gran Bretagna, a più di 3 anni dalla vittoria del Leave al referendum inerente, avvenuto il 23 giugno del 2016.

Brexit: il rinvio è flessibile, significato e le date

Di certo c’è che, come ha alluso Tusk, il Regno Unito avrà varie finestre per presentare l’accordo definitivo e firmare l’uscita: la proroga è infatti flessibile, permettendo a Londra l’uscita dall’Ue il primo giorno di dicembre, gennaio o febbraio, in base proprio a quando verrà sancito l’accordo di ritiro dall’organizzazione internazionale, nella quale era entrata a far parte il 1 gennaio del 1973.Il primo ministro aveva più volte affermato che l’UK avrebbe lasciato l’UE entro il 31 ottobre, data già fissata in precedenza, sia con o senza accordo. Il Parlamento però non è riuscito a trovare un punto comune, e il leader attuale del Paese ha dovuto accettare l’offerta di estensione, come prevede il Benn Act.

Il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, ha affermato che questa nuova estensione è da considerarsi positiva, in quanto darà tempo alla Gran Bretagna di rendere più chiaro ciò che vuole: qualcosa che forse gli stessi politici faticano a capire in questi mesi decisamente turbolenti e pieni di colpi di scena.

Brexit: elezioni in vista in UK, le ultime news

Nel frattempo i membri del Parlamento britannico si stanno preparando a esprimere il proprio voto riguardo alla proposta di Boris Johnson di un’elezione politica generale fissata al 12 di dicembre (per la quale occorre una maggioranza di due terzi degli occupanti i seggi).

Johnson dal canto suo, ha ricordato che se il Parlamento dovesse accettare di mandare il Paese a nuove elezioni a metà dicembre, egli ricomincerà a spingere l’approvazione del suo Withdrawal Agreement Bill, che sancirebbe l’accordo per la Brexit che aveva presentato in precedenza a Bruxelles. Una proposta di legge che ha già passato i primi scrutini, ma che è stata messa in pausa a causa dello scarso tempo a disposizione per finalizzarne il processo.

I Labouristi all’opposizione vedono in generale l’ipotesi di un ritorno alle urne con un certo favore (ma ci sono frange contrarie), in grado di rovesciare l’attuale composizione del Parlamento. Una nuova formazione a maggioranza Labour potrebbe portare a un accordo più favorevole per il Regno Unito, ma come condizione indispensabile è stata posta che l’ipotesi di una Brexit dal no-deal sia definitivamente scongiurata una volta per tutte.

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