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Inquietanti uova giganti nella stazione di Gloucester Road: niente paura, è solo arte!

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La metropolitana di Londra, come ormai sanno tutti coloro che hanno a cuori i trasporti pubblici, non è soltanto la più antica del mondo e la più ramificata in tutta Europa, ma è anche uno spazio (effettivamente inedito e fuori dai canoni) in cui fiorisce l’arte e la cultura.

Uno degli ultimi esempi di questa tendenza è l’installazione “My name is lettie eggsyrub” dell’artista britannica Heather Phillipson, commissionata da Art on the Underground (un tempo noto come Platform for Art), il progetto artistico che mette in mostra alcuni talenti nazionali sponsorizzato dalla London Underground.

Dove vedere questa nuova iterazione della rassegna? Presso la piattaforma di 80 metri in disuso della stazione Gloucester Road, dove l’istallazione rimarrà visibile a tutti i passeggeri per un anno. La Phillipson è un’artista di Londra che si occupa di vari media, come video, sculture, musica, disegni, poesia, arte interattiva e online.

“My name is lettie eggsyrub” riprende uno dei temi della sua opera, ovvero la relazione tra il mondo umano e quello non umano (animale ma non solo): in questo caso al centro dell’opera ci sono le uova come oggetto riproduttivo, che subisce come noto l’interferenza degli essere umani a scopo alimentare. La piattaforma di Gloucester Road ospiterà dunque statue di uova giganti e parti di uccelli dalle proporzioni mostruose, con uno stile visivo a metà tra quello dei fumetti e dei vecchi cartoni animati.

my name is lettie eggsyrub

Foto: G.G. Archard

La Phillipson ha dichiarato di aver voluto rendere la piattaforma uno spazio parallelo in cui regna l’iper-reale, in cui si rovescia il rapporto vittima-carnefice usualmente in vigore tra animali e umani. Allo stesso tempo il suo progetto artistico riflette sull’origine della specie umana, legata anch’essa alle uova, le quali diventano così un simbolo che riflette sia valori positivi come la fertilità e la forza, sia altri più inquietanti come lo sfruttamento e la fragilità.

In tutto si potranno vedere lungo la piattaforma molte sculture giganti tra cui due uova da 4 metri,  un frullino automatico enorme, 12 schermi enormi e 16 pannelli dipinti che comprenderanno panini alle uova, diagrammi scientifici sui feti animali: un insieme che suggerisce una certa sensazione di minaccia, bisogna ammetterlo, anche grazie all’illuminazione che contribuisce a creare un ambiente da incubo.

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