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Crimini a Londra: ecco la testimonianza choc di un poliziotto che scuote la città

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AEMORGAN

Ormai non si tratta più solo di percezioni soggettive o di voci di corridoio, messe in giro da cittadini troppo preoccupati: a Londra le statistiche ufficiali della polizia indicano che i crimini più efferati come aggressioni (in particolar modo accoltellamenti), rapine e stupri sono in crescita, e di percentuali anche molto importanti.

Difficile comprendere i motivi di questo aumento della criminalità, e d’altro canto sarebbe molto azzardato collegarli alla Brexit. Un altro campo minato può essere considerato l’interpretazione sociologica, che necessita di dati e studi approfonditi. Una prospettiva interessante, e in qualche modo allarmante, proviene però dalle forze dell’ordine.

Il The Guardian ha infatti pubblicato la lettera anonima di un ufficiale di polizia che in maniera esplicita ha parlato della propria esperienza personale, volendo mettere al centro dell’attenzione i drastici tagli al personale decisi dalla politica e dalle amministrazioni.

Nella lettera l’ufficiale della polizia metropolitana rivela di soffrire di ansia e di sindrome da stress post-traumatico, a causa della grande incertezza avvertita nell’azione di pattugliamento delle strade di Londra, che reputa non essere più sicure.

A questo riguardo, il poliziotto riflette su come nel proprio quartiere di interesse, che accoglie circa 250mila abitanti, ci sono circa 10 ufficiali attivi nell’intera area, di cui pochi possono guidare con luci blu e ancora meno dotati di taser.

Nel caso di una grande emergenza come uno dei tanti recenti accoltellamenti, non è infatti impossibile vedere tutti gli uomini impegnati immediatamente sul caso, lasciando scoperta ogni altra chiamata d’emergenza.

L’anonimo rivela di rispondere ad almeno due o tre accoltellamenti al mese, di essersi trovato dalla parte di chi si vede una lama puntata e di aver visto colleghi subire ferite. Tutto ciò perché mancano gli strumenti per fronteggiare questi casi, di fronte ai quali il poliziotto ammette di sentire di aver perso il controllo (così come lo avrebbe perso l’intero corpo di polizia).

Non sono soltanto i 20mila posti di lavoro tagliati da Theresa May per quanto riguarda gli uomini in prima linea, ma anche quelli relativi alla scientifica, ai civili che forniscono servizi medici e di gestione della crisi, operatori di chiamata e così via.

Gli ufficiali devono così occuparsi di compiti per cui non sono formati, e per i quali non hanno tempo, e in tutto ciò iniziano a soffrire di disturbi psicologici per i quali non ricevono cure adeguate.

Ufficiali in servizio da tempo, inoltre, non ce la fanno più a seguire ritmi così frenetici e danno le dimissioni, mentre a chi rimane viene chiesto con sempre maggiore insistenza di operare fermi e arresti anche quando non necessari, semplicemente per seguire le indicazioni della politica che ha bisogno di numeri da dare in pasto al proprio elettorato per rassicurarlo sull’efficienza delle forze dell’ordine.

Insomma, un’accusa molto dettagliata, che dovrebbe far riflettere tanto sui numeri che si leggono sui quotidiani riguardo alla criminalità quanto sul modo in cui viene gestito un settore fondamentale come quello della sicurezza pubblica.

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