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Brexit, Theresa May in lacrime si dimette!

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EU Network
AEMORGAN

Commossa come non l’avevamo vista mai, la premier e leader dei Tory Theresa May getta la spugna; dopo mesi di estenuanti concertazioni, tira e molla, proiezioni catastrofiche e campagne al vetriolo, il Primo Ministro inglese passa lo scettro al suo successore che sarà eletto nelle prossime settimane. “Ho servito il Paese che amo”, ha dichiarato in lacrime sull’uscio di Downing Street. Rimarrà in carica pro-tempore fino all’indicazione del nuovo premier.

Un discorso pieno di rimpianti, quello della dimissionaria. Rammarico per non aver attuato la Brexit, pur avendoci provato con tutte le forze, e per l’incapacità di unire gli estremi così da attuare la volubile volontà popolare.

Tutto è iniziato con un misterioso e scarno invito stampa diramato nelle scorse ore ai giornalisti parlamentari. Una mail praticamente vuota, definita “inquietante” dagli addetti ai lavori. Sostanzialmente una convocazione a scatola chiusa, cosa che non preannunciava nulla di buono soprattutto dopo le indiscrezioni sulle dimissioni trapelate -e smentite- ieri sera nel pieno delle votazioni per le europee.

Poi un breve e sentito discorso, in cui la May ha annunciato dimissioni formali e irrevocabili il prossimo 7 giugno, dopo aver già sentito la regina. Qui di seguito i punti salienti:

“Nel 2016, abbiamo dato una scelta al popolo inglese. Contro tutte le aspettative, il popolo ha votato per uscire dall’Unione Europea. Oggi sono profondamente convinta come lo ero tre anni fa che, in una democrazia, se dai la possibilità di scelta, poi hai il dovere di implementare quel che è stato deciso. E ho cercato di fare del mio meglio. […]

Ho tentato tre volte. Ritengo che perseverare sia un dovere, anche se le probabilità sembravano contro di noi. Ma ora mie è chiaro che è nel miglior interesse della nazione che subentri un nuovo Primo Ministro a continuare il percorso iniziato. Pertanto, sono qui ad annunciare che lascerò il mio ruolo di leader del Conservative and Unionist Party venerdì 7 giugno […].

Lascerò presto il lavoro che ha rappresentato l’onore della mia vita. Il secondo primo ministro donna, e certamente non l’ultimo. Lo faccio senza rancore, ma con un’enorme e sempiterna gratitudine per aver avuto l’opportunità di servire il paese che amo.”

Ed è su queste ultime parole che la voce della May si è rotta. Passato il momento dello shock e della partecipazione, però, il vero problema resta lì in tutta la sua monoliticità: cosa si fa adesso? Per il momento, nel partito Boris Johnson sembra l’unico candidato papabile a prendere le redini della nazione; dopo di lui, in lizza troviamo l’hard-brexiter Dominic Raab, cui seguono per probabilità Michael Gove, Jeremy Hunt e Andrea Leadsom. Ma di qui in avanti, se possibile, l’unica certezza è che ci sono ancora meno certezze di prima.

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